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L’arte e la bellezza Raramente la mensa imbandita per la cena benedettina è stata così ricca di presenze vocate a fare della ricerca del bello l’essenza della propria stessa vita La ventiquattresima edizione della Cena è stata dedicata all’Arte e alla Bellezza che ne deriva. Da sempre la pittura, la scultura, la capacità narrativa e poetica, la musica, hanno contribuito a dischiuderci dei mondi preclusi alla sola razionalità. La nostra vita, i nostri sogni, i nostri pensieri non sarebbero certamente gli stessi se non avessimo mai ammirato un affresco di Giotto o un quadro di Leonardo. Allo stesso modo l’umanità non sarebbe la stessa senza “La pietà” di Michelangelo o non avendo consapevolezza del sublime celato, fin dall’antichità nelle statue di Fidia. Nostri speciali ospiti sono stati quest’anno lo scultore Luciano Zanoni, la cui lunga pratica nella lavorazione del ferro e il rapporto sentito con il mondo naturale lo hanno portato a cimentarsi con la scultura traendo dal ferro grezzo lavorato l’anima per le sue opere. La pittrice Anna Maria Rossi Zen che dal 1963 partecipa alle più qualificate rassegne d’arte nazionali e internazionali, conseguendo significativi primi premi e importanti riconoscimenti; tra questi ricordiamo, il premio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il premio Rotare dal Rotare Club di Adria, sua città natale. Il poeta Fabrizio Da Trieste, Fabrizio Da Trieste, “figlio d’ anima” di Biagio Marin come risulta dalle ripetute attestazioni dello stesso, discende direttamente dalla cifra stilistica del grande poeta gradese candidato al Premio Nobel. Come i versi di Marin, infatti, anche quelli di Da Trieste disegnano spesso un microcosmo ideale ed idealizzato, che diventa paesaggio interiore di valore universale, dove i dialetti – perché Fabrizio Da Trieste scrive e verseggia in molti dialetti italiani, oltreché in spagnolo e francese – diventano “lingua del poeta” per antonomasia. Il critico Philippe Daverio, critico d'arte, giornalista, conduttore televisivo e docente di francese naturalizzato italiano, ma soprattutto uomo capace di penetrare con una ragione sottile e colta i segreti dell’arte: di spiegarli, di renderli per noi accessibili. Egli possiede le chiavi della comprensione, senza le quali la nostra stupefazione dinanzi alla bellezza è destinata a rimanere inconsapevole; cieca e muta. La sua leggerezza e la sua arguzia sono gli indicatori di una grande capacità critica; la sua ironia è un sicuro antidoto contro la presunzione e la superbia che la contemplazione del bello può ingenerare. La sua curiosità intellettuale, da ultimo, lo qualifica come un grandissimo interprete della critica e della storia delle idee, e rende il suo fiuto sensibilissimo e pronto a scovare, come un cane ben addestrato sa fare col tartufo, i segni che contraddistinguono le stimmate dell’arte.




 

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Immagini di : AgF Bernardinatti Foto - Trento