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Storia 2012

I numeri e la comunicazione
La parola era ancora il principio sovrano, contava ancora più dell’immagine, non aveva ceduto definitivamente il campo ai numeri. C’era, in chi ascoltava, il rispetto e l’apprezzamento per le voci ed i volti ai quali spettava annunciare le novità che toccavano il genere umano ed il popolo italiano in specie; c’era, in chi parlava, la consapevolezza di entrare nelle case e nelle coscienze, la ricerca di un’autorevolezza che rendesse la notizia certa, il commento correlato un fattore di crescita. Oggi, viceversa, la comunicazione tende a farsi invasiva e sfacciata: a colpire come un pugno allo stomaco e ad aumentare la babele delle parole, delle immagini e dei rumori: quasi che il disorientamento voluto delle persone e delle comunità fosse ormai diventata la linea guida nella costruzione della fortuna dei programmi e dei palinsesti televisivi. Si mira, più che a comunicare, a sconcertare, a destabilizzare gli equilibri soggettivi e sociali, dal momento che, si è scoperto, ciò che conta è solo lo “Share”, la capacità di soggiogare di fronte al video, aumentando così gli indici di ascolto. Una sorta di ansia oscura, quasi febbrile ci tormenta ormai quotidianamente nel momento in cui apriamo il giornale o schiacciamo il tasto del telecomando, per consentire al mondo di invadere il nostro spazio familiare. Ma ben più della trita banalità che pervade non da oggi gli schermi televisivi ci assediano i numeri che danzano davanti ai nostri occhi, componendo quadri statistici che tracciano drammaticamente i contorni di una crisi così profonda da costruire un elemento di novità assoluta per le nostre generazioni. Con queste parole è stato presentato l’ospite della ventitreesima edizione della Cena Benedettina de Sancto Apolenario: Enrico Giovannini, presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica, al quale tocca il compito di misurare in quale direzione si muove il nostro Paese, e con esso, la cifra dei nostri destini. Dentro alle cifre ed alle nudità di statistiche che sembrano inchiodarci ad un tempo problematico, dobbiamo avere la forza di vedere e comunicare stili di vita più consoni e rispettosi di quel misterioso alito di vita che ci anima e che custodiamo dentro al nostro cuore; questo il messaggio lanciato dalla sommità del Verruca prima di iniziare la “povera cena”, traduzione simbolica della disponibilità a condividere una mensa e, per essa, un destino.




 

Comitato in Dextera Athesis - Piazza S.Apollinare, 3 - 38100 TRENTO

Immagini di : AgF Bernardinatti Foto - Trento