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Regola dei Monaci Benedettini
Storia 2009

Era estate, a Collemaggio: e le lucciole punteggiavano i prati d'intorno, illuminando la notte come fanno ora le vostre fiaccole. La speranza degli ultimi, di coloro che ingenuamente credono vicina la redenzione del mondo, assume il profilo di un povero monaco che diviene Papa col nome di Celestino V. La sua avventura infiamma gli animi e fa sussultare il cuore di quanti pensano che la chiesa possa aprire le porte della storia ad un regno che non  di questo mondo, all'utopia secondo la quale saranno i puri di cuore a recare la salvezza.
Celestino in soli cinque mesi misura la distanza che ancora separa la fede nella promessa di giustizia dalla realtà degli uomini, dalla disillusione di una chiesa che stava perdendo se stessa per farsi regno tra i regni. Così Pietro del Morrone, asceta ed eremita, cercatore di Dio nella povertà della rinuncia, decide di abbandonare la tiara e di tornare alla sua vocazione contemplativa, lontano dalla tentazione del potere: nella convinzione che nemmeno l'onore supremo del pontificato possa valere il rischio di perdere ciò che ogni uomo ha di più prezioso, la propria anima.
Celestino V sarà l'unico Papa nella storia della Chiesa ad abdicare, o, per dirla con le parole di un suo grande contemporaneo, Dante Alighieri, a fare il "gran rifiuto".
La Bolla della Gran Perdonanza - indizione del I Giubileo - e la pronuncia dell'abdicazione costituiscono l'alfa e l'omega di una delle pagine pi drammatiche non solo della storia religiosa, ma, tout court, della storia dell'occidente europeo.
A quella voce se ne contrappone un'altra, potente e smisurata: quella di Bonifacio VIII, che segna il punto massimo di espansione di un temerario sogno teocratico volto a brandire il pastorale contro la spada dei re per affermare una supremazia dello spirituale tutta giocata sulla forza, misurata su di una grandezza tutta terrena.
Pietro del Morrone (Celestino V) e Cardinal Caetani (Bonifacio VIII), dunque, rappresentano emblematicamente le due polarità entro le quali si gioca la moralità degli uomini, che dipanano il proprio destino sospesi tra ambizione e fragilità, tra le ragioni del contingente e l'eterno.
E l'epicentro di questa rappresentazione  proprio definito dal grembo di Santa Maria in Collemaggio, teatro dell'investitura di Celestino V e, insieme, monumento funerario che ne conserva le ossa e la memoria.
Quell'abbazia - appartenente all'ordine di San Benedetto all'origine, passata ai celestini poi (monaci che derivano il nome dal fondatore che fu proprio Celestino V) - diviene così uno dei luoghi significativi della cristianità.
Essa è costruita su una delle più antiche cripte benedettine.
Santa Maria in Collemaggio è stata gravemente danneggiata dal terremoto che ha devastato l'Abruzzo: ed anche nella cripta si sono aperte crepe profonde che hanno bisogno di interventi di tamponamento e di restauro immediati.
Siamo stati ben lieti di poter finalizzare la festa per i vent'anni della Cena Benedettina non ad un motivo di semplice autocelebrazione ma ad un gesto umile di solidarietà concreta.
Parte del ricavato della Cena Benedettina è stato devoluto quale piccolo ma significativo contributo iniziale al restauro della cripta di Santa Maria in Collemaggio, luogo simbolicamente rilevante per tutta la comunità abruzzese.

La Cena Benedettina avrà luogo nell'aperto
refettorio anche in caso di maltempo


QUOTIDIANI




 

Comitato in Dextera Athesis - Piazza S.Apollinare, 3 - 38100 TRENTO

Immagini di : AgF Bernardinatti Foto - Trento